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Vi piace Fanfare? Andrej Grubacic intervista Michael Albert

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Originale italiano: http://znetitaly.altervista.org/art/8076

Vi piace Fanfare? Andrej Grubacic intervista Michael Albert

 

Di Michael Albert

e Andrej Grubacic

 

9 ottobre 2012

 

Con un insolito evento editoriale della sinistra, Michael Albert, Mandasi Majavu, Mark Evans, Jessica Azulay, e David Marty hanno fatto uscire contemporaneamente tre libri che insieme compongono un destinato agli attivisti sociali – che sono anche i primi titoli di un nuovo progetto di pubblicazione che si chiama ZBooks.  Il set di tre libri si chiama Fanfara per il Futuro e ho avuto l’occasione di fare delle domande a Michael al riguardo.

 

1. Fanfara per il futuro tratta di teoria, visione, strategia. Quali sono alcune delle sue caratteristiche fondamentali? Che origine ha, che cosa vi ha spinto a fare tutto questo?

 

Fanfare cerca di fornire concetti, una visione, e idee strategiche che saranno utili alle persone nel loro tentativo di organizzarsi per creare una società migliore. Le sue caratteristiche chiave sono che è un’opera concisa, accessibile e pertinente alle necessità contemporanee. Fanfare ha vari punti di origine. La mia parabola personale va riferita   alla nuova sinistra degli anni ’60. Gli altri autori sono molto più giovani. Mandasi è stato attivo come studente ed organizzatore in Sudafrica. Mark è un infermiere e attivista sindacale nel Regno Unito. Jessica ha costruito istituzioni alternative e ha lavorato nell’organizzazione di comunità negli Stati Uniti. David è molto attivo nei movimenti spagnoli degli scorsi anni. Tutti noi siamo attualmente impegnati  anche a cercare di costruire l’Organizzazione Internazionale per una Società Partecipativa, la IOPS (Intenational Organization for a Partecipatore Society) e penso che sia giusto dire che Fanfare è stato scritto e  perfezionato nella speranza che servirà proprio a quel tipo di tentativo.

Quello che ci ha spinto, quindi, è stato il normale desiderio di fare qualche cosa di valido per un cambiamento sociale, e la sensazione che questo fosse un momento opportuno per un contributo di questo genere.

 

2. Per quanto riguarda il primo volume, è davvero una teoria della società e della storia?Sembra ambizioso per qualsiasi libro, molto meno per un libro piccolo. Che cosa distingue il contenuto di Teoria di Occupy da altri modi di considerare la società, o le sue formulazioni sono già note alla gente di sinistra?

 

La Teoria di  Occupy – certamente non fornisce una teoria completa della società e della storia. Io stesso penso che in realtà non esista una teoria del genere. Sappiamo toppo poco della gente e delle loro interrelazioni per proporre un’intera teoria controllabile  onnicomprensiva di tutte le società o della storia. La teoria di Occupy, tuttavia offre la teoria nel senso che in cui questa parola è più comunemente usata, cioè un’etichetta per un insieme di concetti e relative analisi delle loro interrelazioni, che sono tutte insieme in grado di essere usate dagli attivisti per valutare le loro circostanze, desideri e scelte, compresa la creazione di previsioni limitate ma nondimeno importanti. Ciò che distingue i concetti della Teoria di  Occupy -  penso che siano principalmente tre cose, che vengono poi, naturalmente, esaminate in dettaglio.

Per prima cosa, l’insieme di strumenti concettuali  che la Teoria di Occupy promuove, è scritta chiaramente ed è strettamente collegata ai bisogni reali che sorgono quando si tenta di comprendere le società e le loro traiettorie storiche. Il grado di facilità di uso del libro, è, tristemente non particolarmente conosciuto dalla gente di sinistra. Più spesso, coloro che scrivono di “teoria”, la rendono incredibilmente  ottusa ed oscura o perché si fanno trascinare da idee insensate  separate dalla realtà e dalla ragione, o perché hanno delle buone idee che devono però camuffare  con un linguaggio ridicolo per fare carriera nel mondo accademico.

Secondo: l’approccio nella Teoria di Occupy rifiuta di elevare qualsiasi singolo aspetto della vita, di cui dobbiamo occuparci, per esempio l’economia, come  se fosse più importante da comprendere e  più “fondamentale”. Invece, La teoria di Occupy è incentrata relativamente sull’affinità, la cultura, il sistema di governo, l’economia, l’ecologia e le relazioni internazionali. Inoltre raccomanda che, mentre naturalmente, particolari individui a volte concentreranno i loro sforzi personali più sul comprendere o organizzare  una sfera delle vita più che un’altra, dovremmo tuttavia avere conoscenza di tutte, e, in effetti, abbiamo tutti bisogno di utilizzare i concetti in armonia con tutti gli aspetti della vita, e ancora di più quando si tratta di quei concetti che chiariscono quei settori della vita che non conosciamo molto bene in base alla nostra personale esperienza. La struttura ci aiuta in tutto questo offrendoci nuovi concetti molto diversi da quelli che sono familiari alle persone di sinistra  e che riguardano particolarmente le interrelazioni delle influenze di ogni aspetto della società sul resto e sulle possibilità storiche. Direi quindi che questo tema di Occupy Theory  è parzialmente molto familiare oggi alle persone di sinistra, ma anche il libro offre alcune  utili idee e correttivi  supplementari che sono meno conosciuti.

Terzo: riguardo all’economia, La teoria di Occupy offre concetti che la maggior parte di altre analisi della sinistra non soltanto non usa, ma ignora o rifiuta apertamente. Ciò  che ho in mente è l’idea di tre classi economiche di importanza fondamentale, invece di due:  proprietari, lavoratori, ma anche quella che il libro chiama la classe coordinatrice. Essa si trova tra lavoro e capitale e la sua posizione economica comporta un monopolio sui compiti che servono a emanciparsi di più, che portano, con quei mezzi,  un reddito e un potere relativamente grandi. La classe coordinatrice sono gli amministratori di alto livello, gli ingegneri, i dottori, gli avvocati, ecc.

Questa innovazione significa che  l’insieme di strumenti concettuali della Teoria di Occupy amplia l’analisi economica con la consapevolezza di questa nuova classe e con le sue interrelazioni che risultano avere importanti implicazioni   per l’analisi – dei mercati,  per esempio e della divisione del lavoro, anche della ricerca del profitto, per non parlare della cultura, ecc – e anche della visione e della strategia, dove tralasciare che questa nuova classe governi un’economia nuova perfino dopo che i capitalisti  sono stati scalzati, diviene una preoccupazione fondamentale. Tutto questo è diverso dagli altri noti approcci anti-capitalisti – anche se le radici del punto di vista della Teoria di  Occupy risale  a Bakunin e ad altri anarchici dei primordi.

 

3. Fanfare non si ferma all’insieme degli strumenti concettuali. . La Visione di Occupy si occupa di quello contro cui lei pensa che dovremmo lottare noi che ci opponiamo alle attuali ingiustizie.  Di quali settori della vita tratta il secondo libro di  Fanfare? E fornisce davvero per ogni settore di cui si occupa, un progetto  per un futuro migliore?

 

Nella Visione di Occupy c’è un intero capitolo sul sistema di governo, affinità,  cultura, economia, ecologia e relazioni internazionali, e, prima di questo uno sui valori per la società. In nessuna area offre un programma  e, infatti rifiuta proprio l’idea di farlo. Non ne sappiamo abbastanza per  un futuro nuovo e, cosa ancora più importante, non spetta a noi farlo.

Invece, ciò che vogliamo è una situazione in cui la gente in futuro possa determinare il proprio destino con quella che chiamiamo una maniera auto-gestita, il che significa che ogni persona dice la sua in su esiti proporzionati al grado in cui lui o lei sono interessati. Il compito ideale diventa concepire le istituzioni centrali che facilitano quell’evento ma che non vanno oltre quello scopo. Le istituzioni proposte dalla Visione di  Occupy sono minimaliste nel senso che  sono le strutture più piccole necessarie per raggiungere l’auto-gestione senza gerarchie di circostanza e di potere tra gruppi. Sono però anche massimaliste in quanto  cercano che la gente in futuro sia in grado di auto gestirsi in un contesto di solidarietà, diversità,  equità – senza dominio di classe, di sesso,  di razza o di altre elite.

 

4. Si deve leggere la Teoria di Occupy  per poter leggere la Visione di Occupy?

 

No. Sarebbe molto utile e penso che sia stato necessario come base per ideare la Visione di Occupy Penso anche che quando i movimenti si evolvono dovremmo essere capaci di impegnarci in una concezione e una valutazione  ideale e strategica. Tuttavia soltanto per leggere il libro, adesso,  per esempio, esso contiene una sufficiente sintesi del volume precedente per farlo senza difficoltà.

Più in generale, leggere un’intervista di questo tipo, si spera che sia molto piacevole.  Leggere un saggio  accurato  e lungo potrebbe essere meno gradevole, sotto qualche aspetto, e potrebbe richiedere più tempo, ma si potrebbe anche, facendo uno sforzo, arrivare alla fine  con maggiore padronanza dei concetti e delle analisi.  Lo stesso vale quando si legge un libro piuttosto che un saggio.  Si deve quindi leggerlo prima? no. Penso che sarebbe una buona idea e che aiuterebbe una persona a fare così?  Sì. Ecco perché  essi sono dei volumi che costituiscono un’unica serie, Fanfare.

 

5. Può fornirci un assaggio un po’ più saporito riguardo a ciò offre la Visione di Occupy,  magari riassumendo il punto di vista di questa teoria riguardo a qualche area, per esempio l’economia o l’affinità?

 

Lo scopo complessivo si chiama società partecipativa  ed è un insieme di strutture critiche preferite in ogni sfera – così nell’economia e nell’affinità , ma anche nelle linee di governo e nella cultura, oltre a innovazioni che riguardano l’ecologia e le relazioni internazionali  – tutte messe in accordo reciproco sotto forma di un’intera società. La Visione di Occupy non fornisce, tuttavia, un progetto, in  quanto ogni area di cui discute è specificata oltre le caratteristiche minime essenziali a evitare la violazione strutturale  di valori centrali come l’autogestione e l’equità, e, di fatto per assicurare che si conseguano  i valori preferiti.

Così, per l’economia, il problema diventa: come facciamo la produzione, il consumo e l’allocazione – con quali istituzioni – in modo tale che non ci sia una divisione tra classi che causa la disuguaglianza, che ci sia solidarietà tra i protagonisti, i lavoratori e i consumatori gestiscano  autonomamente i risultati, e che ci sia un’allocazione giusta e anche non costosa,  ed ecologicamente consapevole.

Le soluzioni che offre il libro sono: noi usiamo i consigli di lavoratori e di consumatori usando procedimenti di  attività decisionale autogestite, combinazioni equilibrate di compiti,  dove ognuno ha una situazione lavorativa che lo emancipa, una remunerazione equa in base alla durata, all’intensità, e all’onerosità del lavoro socialmente apprezzato, (ma non però per produzione,  potere, o  proprietà), e negoziazione collettiva e cooperativa di immissione  e produzione da parte dei consumatori invece dei  mercati o della pianificazione centrale. Quello è il suo cuore istituzionale, il resto consiste nel descrivere le caratteristiche in modo più completo, e  perorare la causa  che le istituzioni siano sia fattibili che valide e anche comprendere la amplissima gamma di risultati diversi che esse permettono.

Analogamente, in quanto al modo un cui sistemiamo le unità abitative, ci prendiamo cura dei giovani, gestiamo bene le unioni sessuali, e così via, il problema è quello di fare tutto questo senza creare gerarchie, sessiste, o eterosessiste, o discriminanti riguardo agli anziani o altre, e coerente con i valori che abbiamo chiari.  Questo elemento di visione è meno sviluppato , ma la discussione rivela i problemi e  mostra alcuni buoni possibili risultati che hanno a che fare con le tipiche relazioni familiari, le divisioni di responsabilità, ecc.

 

6. Lei ad altri, compreso me, avete  proposto queste idee tipo,  in forma ampiamente simile a quella usata in  passato. Che cosa distingue il nuovo approccio?

 

La grossa innovazione, perfino per chi ha dimestichezza con le formulazioni fatte in passato delle idee principali, è il terzo libro, che va oltre le discussioni  precedenti in molti modi. Ci sono però anche innovazioni nelle presentazioni e nelle applicazioni in ognuno dei primi due libri, che riguardano la teoria e la visione. Il fatto che queste tre aree  di interesse si occupino di un unico flusso, è di per sé nuovo E i talenti dei singolo autori e la redazione  e i miglioramenti che vi hanno apportato, dà alla presentazione un nuovo tono, nuove idee. ecc.

 

7. Il terzo volume  passa alla strategia e alla tattica. Che cosa copre la Strategia di Occupy? E’ una prescrizione sul modo di ottenere un nuovo mondo? Che cosa c’è di originale o di diverso al riguardo?

 

Questioni generali sul pensare la strategia e la tattica. Problemi dei protagonisti e delle organizzazioni e del metodo rivoluzionario, delle possibile strade. ecc. Non è certo una ricetta o una prescrizione. Esso mette in risalto il  fatto che sia la strategia che la tattica sono contestuali, non sono un qualche cosa che preordiniamo  per tutti i tempi e i luoghi, ma ne esamina anche molte, considerando come si incastrano insieme e a quali contesti si adattano, e così via.

 

8. Può parlarmi di alcuni degli argomenti specifici trattatati nella strategia di  Occupy per chiarire di che cosa si occupa il libro?

 

Ebbene, alcuni  agenti di rivoluzione, problemi di potere e di organizzazione, problemi di violenza, di riforma, e di potere decisionale, la trattazione della  differenza e del settarismo, le diverse mentalità collegate, differenti plausibili strade verso la rivoluzione – elettorale, costruttivista,  e insurrezionale  – e molto altro.

Il libro esamina questi tipi di argomenti analizzando gli esempi in alcuni contesti, cercando di vedere gli attributi astratti che sono in gioco, ecc. E offre anche una specie di logica della rivoluzione, e anche una richiesta di organizzazione  che mette fine all’intera opera Fanfare.

 

9. C’era qualche cosa di speciale sul periodo attuale che ha portato voi cinque a intraprendere questo progetto? Che cosa sperate che accadrà ai libri? Chi sperate che li legga e che impatto dovrebbero avere i libri affinché pensiate di essere riusciti nel vostro intento?

 

Penso che fossero due cose. La prima: negli ultimi cinque anni  c’è stata l’emergenza della resistenza e della ribellione sotto molte forme in tutto il  mondo. Di fatto i libri rendono un omaggio a queste azioni, con  i loro titoli, Occupare questo, Occupare  quello – in cui il termine “occupare”, è usato, tuttavia, come verbo, e significa, grosso modo, rivendichiamo tutti insieme la teoria, la visione e la strategia per esaudire i nostri desideri.

Secondo, stava emergendo il desiderio di creare un’organizzazione internazionale incentrata su questi obiettivi tipo che, in effetti si è venuta costruendo da circa cinque anni, cioè la l’Organizzazione internazionale per una società partecipativa, o IOPS.

Credo quindi che la motivazione per Fanfare  fosse duplice – fornire idee concettuali, ideali e strategiche che potessero essere utili per i movimenti attivi in tutto il mondo, da una parte – e fornire un’enunciazione attenta e molto accessibile di idee, scopi e metodi che potessero essere utili ai membri della IOPS dato che  comincia a unificarsi in una organizzazione reale e attiva.

Speriamo, perciò, che i libri arrivino nelle mani delle gente mobilitata dai movimenti Occupy e da chiunque si preoccupi di ottenere un mondo migliore, e che si dimostrino utili a queste persone. Speriamo che diventerà importante ed efficace materiale di lettura per i membri della IOPS.

Ci sono due modi, direi, per cui i libri possono essere un grande successo. Il più ovvio è che un sacco di gente legga, rifletta, comprenda, discuta e infine adotti come utili i contenuti per quanto siano stati perfezionati o ampliati nel corso del lavoro.

Il secondo è che lo stesso processo vada avanti e, mentre i contenuti non sono considerati abbastanza validi per essere adottati largamente,  anche con i perfezionamenti, essi spingano le persone a produrre o a trovare una cornice che sia adatta e che fornisca alla sinistra delle opinioni condivise.

E’ questa parte della condivisione che costituisce l’obiettivo. Naturalmente gli autori pensano che le opinioni di Fanfare possono e dovrebbero essere ciò che viene condiviso, con i perfezionamenti,      ma penso che saremmo tutti ugualmente contenti se le formulazioni di Fanfare si dimostrassero insufficienti con questo scambio e controllo, ma che esse fossero migliori quando saranno adottate e diventassero largamente condivise.

 

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/fancying-fanfare-andrej-grubacic-interviews-michael-albert-by-michael-albert

Originale: IOPS

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione ©  2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons – CC  BY NC-SA  3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

Vi piace Fanfare? Andrej Grubacic intervista Michael Albert

 

Di Michael Albert

e Andrej Grubacic

 

9 ottobre 2012

 

Con un insolito evento editoriale della sinistra, Michael Albert, Mandasi Majavu, Mark Evans, Jessica Azulay, e David Marty hanno fatto uscire contemporaneamente tre libri che insieme compongono un destinato agli attivisti sociali – che sono anche i primi titoli di un nuovo progetto di pubblicazione che si chiama ZBooks.  Il set di tre libri si chiama Fanfara per il Futuro e ho avuto l’occasione di fare delle domande a Michael al riguardo.

 

1. Fanfara per il futuro tratta di teoria, visione, strategia. Quali sono alcune delle sue caratteristiche fondamentali? Che origine ha, che cosa vi ha spinto a fare tutto questo?

 

Fanfare cerca di fornire concetti, una visione, e idee strategiche che saranno utili alle persone nel loro tentativo di organizzarsi per creare una società migliore. Le sue caratteristiche chiave sono che è un’opera concisa, accessibile e pertinente alle necessità contemporanee. Fanfare ha vari punti di origine. La mia parabola personale va riferita   alla nuova sinistra degli anni ’60. Gli altri autori sono molto più giovani. Mandasi è stato attivo come studente ed organizzatore in Sudafrica. Mark è un infermiere e attivista sindacale nel Regno Unito. Jessica ha costruito istituzioni alternative e ha lavorato nell’organizzazione di comunità negli Stati Uniti. David è molto attivo nei movimenti spagnoli degli scorsi anni. Tutti noi siamo attualmente impegnati  anche a cercare di costruire l’Organizzazione Internazionale per una Società Partecipativa, la IOPS (Intenational Organization for a Partecipatore Society) e penso che sia giusto dire che Fanfare è stato scritto e  perfezionato nella speranza che servirà proprio a quel tipo di tentativo.

Quello che ci ha spinto, quindi, è stato il normale desiderio di fare qualche cosa di valido per un cambiamento sociale, e la sensazione che questo fosse un momento opportuno per un contributo di questo genere.

 

2. Per quanto riguarda il primo volume, è davvero una teoria della società e della storia?Sembra ambizioso per qualsiasi libro, molto meno per un libro piccolo. Che cosa distingue il contenuto di Teoria di Occupy da altri modi di considerare la società, o le sue formulazioni sono già note alla gente di sinistra?

 

La Teoria di  Occupy – certamente non fornisce una teoria completa della società e della storia. Io stesso penso che in realtà non esista una teoria del genere. Sappiamo toppo poco della gente e delle loro interrelazioni per proporre un’intera teoria controllabile  onnicomprensiva di tutte le società o della storia. La teoria di Occupy, tuttavia offre la teoria nel senso che in cui questa parola è più comunemente usata, cioè un’etichetta per un insieme di concetti e relative analisi delle loro interrelazioni, che sono tutte insieme in grado di essere usate dagli attivisti per valutare le loro circostanze, desideri e scelte, compresa la creazione di previsioni limitate ma nondimeno importanti. Ciò che distingue i concetti della Teoria di  Occupy -  penso che siano principalmente tre cose, che vengono poi, naturalmente, esaminate in dettaglio.

Per prima cosa, l’insieme di strumenti concettuali  che la Teoria di Occupy promuove, è scritta chiaramente ed è strettamente collegata ai bisogni reali che sorgono quando si tenta di comprendere le società e le loro traiettorie storiche. Il grado di facilità di uso del libro, è, tristemente non particolarmente conosciuto dalla gente di sinistra. Più spesso, coloro che scrivono di “teoria”, la rendono incredibilmente  ottusa ed oscura o perché si fanno trascinare da idee insensate  separate dalla realtà e dalla ragione, o perché hanno delle buone idee che devono però camuffare  con un linguaggio ridicolo per fare carriera nel mondo accademico.

Secondo: l’approccio nella Teoria di Occupy rifiuta di elevare qualsiasi singolo aspetto della vita, di cui dobbiamo occuparci, per esempio l’economia, come  se fosse più importante da comprendere e  più “fondamentale”. Invece, La teoria di Occupy è incentrata relativamente sull’affinità, la cultura, il sistema di governo, l’economia, l’ecologia e le relazioni internazionali. Inoltre raccomanda che, mentre naturalmente, particolari individui a volte concentreranno i loro sforzi personali più sul comprendere o organizzare  una sfera delle vita più che un’altra, dovremmo tuttavia avere conoscenza di tutte, e, in effetti, abbiamo tutti bisogno di utilizzare i concetti in armonia con tutti gli aspetti della vita, e ancora di più quando si tratta di quei concetti che chiariscono quei settori della vita che non conosciamo molto bene in base alla nostra personale esperienza. La struttura ci aiuta in tutto questo offrendoci nuovi concetti molto diversi da quelli che sono familiari alle persone di sinistra  e che riguardano particolarmente le interrelazioni delle influenze di ogni aspetto della società sul resto e sulle possibilità storiche. Direi quindi che questo tema di Occupy Theory  è parzialmente molto familiare oggi alle persone di sinistra, ma anche il libro offre alcune  utili idee e correttivi  supplementari che sono meno conosciuti.

Terzo: riguardo all’economia, La teoria di Occupy offre concetti che la maggior parte di altre analisi della sinistra non soltanto non usa, ma ignora o rifiuta apertamente. Ciò  che ho in mente è l’idea di tre classi economiche di importanza fondamentale, invece di due:  proprietari, lavoratori, ma anche quella che il libro chiama la classe coordinatrice. Essa si trova tra lavoro e capitale e la sua posizione economica comporta un monopolio sui compiti che servono a emanciparsi di più, che portano, con quei mezzi,  un reddito e un potere relativamente grandi. La classe coordinatrice sono gli amministratori di alto livello, gli ingegneri, i dottori, gli avvocati, ecc.

Questa innovazione significa che  l’insieme di strumenti concettuali della Teoria di Occupy amplia l’analisi economica con la consapevolezza di questa nuova classe e con le sue interrelazioni che risultano avere importanti implicazioni   per l’analisi – dei mercati,  per esempio e della divisione del lavoro, anche della ricerca del profitto, per non parlare della cultura, ecc – e anche della visione e della strategia, dove tralasciare che questa nuova classe governi un’economia nuova perfino dopo che i capitalisti  sono stati scalzati, diviene una preoccupazione fondamentale. Tutto questo è diverso dagli altri noti approcci anti-capitalisti – anche se le radici del punto di vista della Teoria di  Occupy risale  a Bakunin e ad altri anarchici dei primordi.

 

3. Fanfare non si ferma all’insieme degli strumenti concettuali. . La Visione di Occupy si occupa di quello contro cui lei pensa che dovremmo lottare noi che ci opponiamo alle attuali ingiustizie.  Di quali settori della vita tratta il secondo libro di  Fanfare? E fornisce davvero per ogni settore di cui si occupa, un progetto  per un futuro migliore?

 

Nella Visione di Occupy c’è un intero capitolo sul sistema di governo, affinità,  cultura, economia, ecologia e relazioni internazionali, e, prima di questo uno sui valori per la società. In nessuna area offre un programma  e, infatti rifiuta proprio l’idea di farlo. Non ne sappiamo abbastanza per  un futuro nuovo e, cosa ancora più importante, non spetta a noi farlo.

Invece, ciò che vogliamo è una situazione in cui la gente in futuro possa determinare il proprio destino con quella che chiamiamo una maniera auto-gestita, il che significa che ogni persona dice la sua in su esiti proporzionati al grado in cui lui o lei sono interessati. Il compito ideale diventa concepire le istituzioni centrali che facilitano quell’evento ma che non vanno oltre quello scopo. Le istituzioni proposte dalla Visione di  Occupy sono minimaliste nel senso che  sono le strutture più piccole necessarie per raggiungere l’auto-gestione senza gerarchie di circostanza e di potere tra gruppi. Sono però anche massimaliste in quanto  cercano che la gente in futuro sia in grado di auto gestirsi in un contesto di solidarietà, diversità,  equità – senza dominio di classe, di sesso,  di razza o di altre elite.

 

4. Si deve leggere la Teoria di Occupy  per poter leggere la Visione di Occupy?

 

No. Sarebbe molto utile e penso che sia stato necessario come base per ideare la Visione di Occupy Penso anche che quando i movimenti si evolvono dovremmo essere capaci di impegnarci in una concezione e una valutazione  ideale e strategica. Tuttavia soltanto per leggere il libro, adesso,  per esempio, esso contiene una sufficiente sintesi del volume precedente per farlo senza difficoltà.

Più in generale, leggere un’intervista di questo tipo, si spera che sia molto piacevole.  Leggere un saggio  accurato  e lungo potrebbe essere meno gradevole, sotto qualche aspetto, e potrebbe richiedere più tempo, ma si potrebbe anche, facendo uno sforzo, arrivare alla fine  con maggiore padronanza dei concetti e delle analisi.  Lo stesso vale quando si legge un libro piuttosto che un saggio.  Si deve quindi leggerlo prima? no. Penso che sarebbe una buona idea e che aiuterebbe una persona a fare così?  Sì. Ecco perché  essi sono dei volumi che costituiscono un’unica serie, Fanfare.

 

5. Può fornirci un assaggio un po’ più saporito riguardo a ciò offre la Visione di Occupy,  magari riassumendo il punto di vista di questa teoria riguardo a qualche area, per esempio l’economia o l’affinità?

 

Lo scopo complessivo si chiama società partecipativa  ed è un insieme di strutture critiche preferite in ogni sfera – così nell’economia e nell’affinità , ma anche nelle linee di governo e nella cultura, oltre a innovazioni che riguardano l’ecologia e le relazioni internazionali  – tutte messe in accordo reciproco sotto forma di un’intera società. La Visione di Occupy non fornisce, tuttavia, un progetto, in  quanto ogni area di cui discute è specificata oltre le caratteristiche minime essenziali a evitare la violazione strutturale  di valori centrali come l’autogestione e l’equità, e, di fatto per assicurare che si conseguano  i valori preferiti.

Così, per l’economia, il problema diventa: come facciamo la produzione, il consumo e l’allocazione – con quali istituzioni – in modo tale che non ci sia una divisione tra classi che causa la disuguaglianza, che ci sia solidarietà tra i protagonisti, i lavoratori e i consumatori gestiscano  autonomamente i risultati, e che ci sia un’allocazione giusta e anche non costosa,  ed ecologicamente consapevole.

Le soluzioni che offre il libro sono: noi usiamo i consigli di lavoratori e di consumatori usando procedimenti di  attività decisionale autogestite, combinazioni equilibrate di compiti,  dove ognuno ha una situazione lavorativa che lo emancipa, una remunerazione equa in base alla durata, all’intensità, e all’onerosità del lavoro socialmente apprezzato, (ma non però per produzione,  potere, o  proprietà), e negoziazione collettiva e cooperativa di immissione  e produzione da parte dei consumatori invece dei  mercati o della pianificazione centrale. Quello è il suo cuore istituzionale, il resto consiste nel descrivere le caratteristiche in modo più completo, e  perorare la causa  che le istituzioni siano sia fattibili che valide e anche comprendere la amplissima gamma di risultati diversi che esse permettono.

Analogamente, in quanto al modo un cui sistemiamo le unità abitative, ci prendiamo cura dei giovani, gestiamo bene le unioni sessuali, e così via, il problema è quello di fare tutto questo senza creare gerarchie, sessiste, o eterosessiste, o discriminanti riguardo agli anziani o altre, e coerente con i valori che abbiamo chiari.  Questo elemento di visione è meno sviluppato , ma la discussione rivela i problemi e  mostra alcuni buoni possibili risultati che hanno a che fare con le tipiche relazioni familiari, le divisioni di responsabilità, ecc.

 

6. Lei ad altri, compreso me, avete  proposto queste idee tipo,  in forma ampiamente simile a quella usata in  passato. Che cosa distingue il nuovo approccio?

 

La grossa innovazione, perfino per chi ha dimestichezza con le formulazioni fatte in passato delle idee principali, è il terzo libro, che va oltre le discussioni  precedenti in molti modi. Ci sono però anche innovazioni nelle presentazioni e nelle applicazioni in ognuno dei primi due libri, che riguardano la teoria e la visione. Il fatto che queste tre aree  di interesse si occupino di un unico flusso, è di per sé nuovo E i talenti dei singolo autori e la redazione  e i miglioramenti che vi hanno apportato, dà alla presentazione un nuovo tono, nuove idee. ecc.

 

7. Il terzo volume  passa alla strategia e alla tattica. Che cosa copre la Strategia di Occupy? E’ una prescrizione sul modo di ottenere un nuovo mondo? Che cosa c’è di originale o di diverso al riguardo?

 

Questioni generali sul pensare la strategia e la tattica. Problemi dei protagonisti e delle organizzazioni e del metodo rivoluzionario, delle possibile strade. ecc. Non è certo una ricetta o una prescrizione. Esso mette in risalto il  fatto che sia la strategia che la tattica sono contestuali, non sono un qualche cosa che preordiniamo  per tutti i tempi e i luoghi, ma ne esamina anche molte, considerando come si incastrano insieme e a quali contesti si adattano, e così via.

 

8. Può parlarmi di alcuni degli argomenti specifici trattatati nella strategia di  Occupy per chiarire di che cosa si occupa il libro?

 

Ebbene, alcuni  agenti di rivoluzione, problemi di potere e di organizzazione, problemi di violenza, di riforma, e di potere decisionale, la trattazione della  differenza e del settarismo, le diverse mentalità collegate, differenti plausibili strade verso la rivoluzione – elettorale, costruttivista,  e insurrezionale  – e molto altro.

Il libro esamina questi tipi di argomenti analizzando gli esempi in alcuni contesti, cercando di vedere gli attributi astratti che sono in gioco, ecc. E offre anche una specie di logica della rivoluzione, e anche una richiesta di organizzazione  che mette fine all’intera opera Fanfare.

 

9. C’era qualche cosa di speciale sul periodo attuale che ha portato voi cinque a intraprendere questo progetto? Che cosa sperate che accadrà ai libri? Chi sperate che li legga e che impatto dovrebbero avere i libri affinché pensiate di essere riusciti nel vostro intento?

 

Penso che fossero due cose. La prima: negli ultimi cinque anni  c’è stata l’emergenza della resistenza e della ribellione sotto molte forme in tutto il  mondo. Di fatto i libri rendono un omaggio a queste azioni, con  i loro titoli, Occupare questo, Occupare  quello – in cui il termine “occupare”, è usato, tuttavia, come verbo, e significa, grosso modo, rivendichiamo tutti insieme la teoria, la visione e la strategia per esaudire i nostri desideri.

Secondo, stava emergendo il desiderio di creare un’organizzazione internazionale incentrata su questi obiettivi tipo che, in effetti si è venuta costruendo da circa cinque anni, cioè la l’Organizzazione internazionale per una società partecipativa, o IOPS.

Credo quindi che la motivazione per Fanfare  fosse duplice – fornire idee concettuali, ideali e strategiche che potessero essere utili per i movimenti attivi in tutto il mondo, da una parte – e fornire un’enunciazione attenta e molto accessibile di idee, scopi e metodi che potessero essere utili ai membri della IOPS dato che  comincia a unificarsi in una organizzazione reale e attiva.

Speriamo, perciò, che i libri arrivino nelle mani delle gente mobilitata dai movimenti Occupy e da chiunque si preoccupi di ottenere un mondo migliore, e che si dimostrino utili a queste persone. Speriamo che diventerà importante ed efficace materiale di lettura per i membri della IOPS.

Ci sono due modi, direi, per cui i libri possono essere un grande successo. Il più ovvio è che un sacco di gente legga, rifletta, comprenda, discuta e infine adotti come utili i contenuti per quanto siano stati perfezionati o ampliati nel corso del lavoro.

Il secondo è che lo stesso processo vada avanti e, mentre i contenuti non sono considerati abbastanza validi per essere adottati largamente,  anche con i perfezionamenti, essi spingano le persone a produrre o a trovare una cornice che sia adatta e che fornisca alla sinistra delle opinioni condivise.

E’ questa parte della condivisione che costituisce l’obiettivo. Naturalmente gli autori pensano che le opinioni di Fanfare possono e dovrebbero essere ciò che viene condiviso, con i perfezionamenti,      ma penso che saremmo tutti ugualmente contenti se le formulazioni di Fanfare si dimostrassero insufficienti con questo scambio e controllo, ma che esse fossero migliori quando saranno adottate e diventassero largamente condivise.

 

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/fancying-fanfare-andrej-grubacic-interviews-michael-albert-by-michael-albert

Originale: IOPS

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione ©  2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons – CC  BY NC-SA  3.0

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