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a step back - un passo indietro

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Questo progetto propone che le riflessioni sui fondamenti del nostro pensare abbiano un luogo, anche occasionale, per confrontarsi.

Per una società come Iops sarebbe importante proporre studi e riflessioni sulla natura e i caratteri del pensiero occidentale.

  

Soltanto se facciamo un passo indietro e ripartiamo dalle origini, possiamo cercare oggi le vie per una civiltà migliore.

Il pensiero occidentale non è il pensiero di tutti gli occidentali, neppure della gran parte degli occidentali, ma semplicemente è quel pensiero formale che nacque qui da noi, tra il v ed il III secolo a.C., e non ha, invece, alcuna presenza nel pensiero orientale, intendendo con ciò le linee dei Veda, del Tao, di Confucio e di Buddha. Parlo dei concetti iniziali, fondamentali del pensare occidentale, che, come un fiume carsico, riemergono, anche dopo molto tempo, segnando le tappe fondamentali della nostra civiltà.

- L’individuo con il principio di individuazione, giustificato e fondato da Parmenide nel frammento in cui ci dice : “ Come ciascuno ha una fusione delle membra molto vaganti, così è presente agli uomini il nòos “, cioè la misura della presenza in ciascuno del nòos, il pensiero intuitivo, dà la diversa misura della fusione del singolo uomo in un individuo distinto.

- La scienza ipotetico deduttiva con le sue regole di corrispondenza ed un rigoroso metodo sperimentale.

- La filosofia, dove la sola guida è la ragione, non il mito, non le sensazioni, non l’irrazionale, non Orfeo.

Queste parole neppure esistono altrove.

Gorgia, Protagora, Zenone, Parmenide e Socrate, sanno che il pensiero è infondato e non cercano di superare se stessi per congiungersi al tutto cosmico. No, loro lasciano ad altri questi temi e si occupano del discorso, della ragione critica, della scienza, della logica, del linguaggio.

E questo pensiero è libero e potente, irriverente e ironico, formale, rigoroso e complesso.

A step back

 

This project proposes that the reflections on the foundations of our thinking have a place, even occasionally, to compare.

For a IOPS society like would be important to propose studies and reflections on the nature and character of Western thought.

  

Only if we take a step back and leave again from the beginning, now we can look for ways to a better civilization.

Western thought is not the thought of all Westerners, even of most Westerners, but simply he is that formal thought that was born here, between the v and the third century BC, and has not, however, no presence in thought of Eastern, meaning the lines of the Vedas, the Tao, Confucius and Buddha. I speak about the initial concepts, fundamentals of Western thinking, which, like an underground river, re-emerge, even after a long time, marking the milestones of our civilization.

- The individual with the principle of individuation, justified and founded by Parmenides in the part where he says: "As each one has a fusion of the limbs much wandering, so is this man the nòos", ie the measurement of presence in each of the Nòos, intuitive thinking, given the varying degrees of the fusion of the individual man in a distinct individual.

- The hypothetical deductive science with its matching rules and a rigorous experimental method.

- Philosophy, where the only guide is the reason, not the myth, not the feelings, not the irrational, not Orpheus.

These words do not even exist elsewhere.

Gorgias, Protagoras, Zeno, Parmenides and Socrates, knows that the thought is unfounded and not try to outdo themselves to join the cosmic whole. No, they let others take care of these issues and discourse of critical reason, science, logic, language.

And this thought is free and powerful, irreverent and ironic, formal, rigorous and complex.

 

 

Un passo indietro

Discussion 8 Comments

  • 11th Mar 2013

    The philosophers have only interpreted the world, in various ways; the point is to change it. Karl Marx

  • 11th Mar 2013

    The philosophers have only interpreted the world, in various ways; the point is to change it. Karl Marx

  • giuseppe volpe 11th Mar 2013

    Provo a condividere alcune sensazioni scusandomi innanzitutto per lo stile dell'approccio. In generale tendo a ipersemplificare o a proporre paralleli paradossali sperando di inquadrare così in qualche modo meglio i problemi.
    Consideriamo il classico dialogo tra innamorati di cui si impossessò anche la pubblicità:
    Lei: "Mi ami?" Lui: "Sì." Lei: "Ma quanto mi ami?" Lui: "Tantissimo" Lei: "Sì, ma tantissimo quanto?" Eccetera.
    E', credo, condivisibile il suggerimento che i due facciano l'amore, vivano un po' di esperienze insieme e scoprano strada facendo se il loro era amore o infatuazione o che altro. In realtà più che scoprirlo, dovrebbero costruirlo, accertata la condivisione di alcuni valori fondamentali: lealtà, rispetto reciproco, visione del mondo, disciplina ...
    Quello che sto cercando di dire qui è che la ricerca di certezze, comunque teoriche perchè poi la vita riserva sempre sorprese, è insufficiente e, se esagerata, controproducente per un buon rapporto.
    Ignorare totalmente l'uno dell'altra, salvo l'attrazione fisica, può ugualmente essere disastroso, anche se la conseguenza non è automatica.

    Probabilmente ci vuole quello che amiamo definire un "giusto equilibrio" anche se probabilmente nessuno ha idea di quale sia, ovvero ciascuno ha idee proprie al riguardo.

    Cosa c'entra questo con la filosofia, con il pensiero?

    La mia idea è che della vita, sperabilmente, siamo tutti più o meno innamorati. E, salvo pochi eremiti e gli ossessionati dal potere (sulle cose e sulle persone) interroghiamo la vita, il mondo, per cercare di sapere quale può essere al meglio il nostro rapporto accettando o meno dei misteri nella vita e nel mondo.

    Quanto più vogliamo avere certezze, tanto più sprecheremo la vita a indagare piuttosto che a vivere. Quanto meno interrogheremo la vita, il mondo e il sapere accumulato da altri, tanto più la nostra vita sarà in balia di alterne fortune e il nostro potenziale, quale che sia, andrà sprecato e, con esso, la nostra felicità.

    La mia sensazione, abbastanza vaga, è che nel mondo occidentale fino all'affermarsi del pensiero filosofico in Grecia (che credo sia stato graduale e debitore di altri saperi) l'atteggiamento nei confronti delle azioni/reazioni possibili fosse determinato più o meno in ogni campo dai precedenti, dalla storia; il sapere era più o meno un catalogo di prove ed errori e successi per tutto ciò che l'uomo poteva dominare o per ciò a cui era in grado di sottrarsi. I modelli, che si trattasse di un'attività artigiana o di un ideale di 'buon vivere', era l'esperienza altrui tramandata in storie e leggende. Tutto ciò che l'uomo non poteva dominare, o cui non poteva sottrarsi, era attribuito al fato o a delle divinità che si poteva tentare variamente di ingraziarsi ma che restavano volubili e cui non restava che piegarsi.Vivere era, dunque, poter contare su un certo numero di certezze e accettare un certo numero di rischi.
    Mi pare che il punto di svolta, per così dire, sia stato cominciare a interrogare, anzichè i modelli dell'esperienza, dei modelli a un livello più astratto.

    Anzichè, ad esempio, per quanto riguardava la giustizia, scegliere di seguire l'esempio contemporaneo o tramandato di qualcuno che si considerava giusto, si è cominciato a ragionare di cosa fosse la giustizia in astratto e in assoluto, svincolata dall'esperienza contingente.
    Anzichè accettare l'idea che ciò che non era dominabile fosse frutto del volere degli dei (delle astrazioni anch'essi) ci si è cominciati a chiedere che cosa fosse il mondo, di che cos'era fatto, e "come funzionava".
    Nell'interrogarsi sul mondo i primi pensatori hanno cominciato a creare un metodo che poi si è rivelato fruttuoso e alla fine ci ha condotti all'odierno sapere scientifico.
    Nell'interrogarsi su cosa fosse l'uomo e su quali fossero i modi migliori di vivere, individualmente e socialmente, l'applicazione del metodo scientifico ha portato ad allontanarsi sempre più dalla realtà, operando non solo su modelli astratti, ma su modelli di modelli, con un metodo d'indagine apparentemente rigoroso ma viziato spesso da sofismi, dall'ambiguità del linguaggio, dall'indimostrabilità di molti assunti e di molte conclusioni.
    Il pensiero scientifico, nel campo della conoscenza del mondo fisico, ci ha fornito un enorme sapere strumentale. Il pensiero filosofico non mi pare essere riuscito a dirci, credibilmente, cosa fare di quegli strumenti (spesso, poi, delle temibilissime armi a doppio taglio).
    E così torno alla mia banalizzazione iniziale: ottenute tutte le risposte scientifiche possibili su noi e sul mondo, siamo in grado di dire se la vita ci ama e se abbiamo motivi per amarla e come dobbiamo amarla? Ho la sensazione che sia questa la domanda ultima cui il pensiero razionale non è, e forse non sarà mai, in grado di rispondere.
    Ho scritto queste cose piuttosto di getto, quindi disordinatamente, e non so quale ne sia l'utilità nell'ambito di questo progetto. Forse un inizio di conversazione, che potrà arricchirsi e nel corso del quale sarò lieto, se mi riuscirà, di correggere le mie sensazioni o di spiegarle meglio a me stesso e agli eventuali interlocutori.

  • massimo pistone 11th Mar 2013

    ciao Giuseppe,

    a me sembra che tu colga davvero il baratro che separa il nostro ragionare, il nostro dire, e la verità, il tutto -

    la grande generazione del V secolo ac, Parmenide, Zenone, Eraclito, Democrito, Protagora, Gorgia, Antistene, Socrate rompono con i miti orfici di provenienza orientale e si occupano della ragione, parlano da uomini agli uomini, senza illuminazioni superiori, non riconoscono autorità superiori - Qui nasce la filosofia e la scienza.Per questo li amo e mi fanno anche paura.
    "Perciò saranno soltanto parole quanto i mortali hanno stabilito, pensando che fossero vere, nascere e morire, essere e non essere, lo spostamento di luogo e il mutamento del brillante colore" Parmenide -
    Tu hai visto, come loro, il baratro tra il nostro logos e l'universo. La natura ama nascondersi e possiamo solo inventare modelli astratti per tentare di formulare le nostre ipotesi scientifiche.E questo stile di ricerca, galileiano,ci ha condotto fino al bosone e ci ha donato elettricità, internet, etc
    La filosofia ci addita quel baratro. Il mondo come tutto, noi stessi come individui, le certezze sottratte al dubbio, non possiamo invece conoscerle con la ragione, ma solo intuirle.
    Francamente non so dirti quali strade possa aprire questo punto di vista, ma a me appare l'unico dotato di senso.
    grazie e proseguiamo
    massimo

  • Attilio Cotroneo 11th Mar 2013

    Credo che aderire alla IOPS già indichi un intento o quanto meno un desiderio. va bene tutto e per tutti. credo! ma credo anche che sia fondamentale trovare il modo di incontrarsi. se non ci vedremo in faccia per discutere non avremo mai contezza della realtà.

  • massimo pistone 11th Mar 2013

    penso che siamo un po' distanti
    reggio udine roma

  • giuseppe volpe 14th Mar 2013

    Pare che la versione in inglese del progetto sia stata cancellata, o almeno non riesco a trovarla più.

    ????

  • massimo pistone 14th Mar 2013

    è qui in questa pagina sopra, dopo la versione italiana

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Per una società come Iops sarebbe importante proporre studi e riflessioni sulla natura e i caratteri del pensiero occidentale.

  

Soltanto se facciamo un passo indietro e ripartiamo dalle origini, possiamo cercare oggi le vie per una civiltà migliore.

Il pensiero occidentale non è il pensiero di tutti gli occidentali, neppure della gran parte degli occidentali, ma semplicemente è quel pensiero formale che nacque qui da noi, tra il v ed il III secolo a.C., e non ha, invece, alcuna presenza nel pensiero orientale, intendendo con ciò le linee dei Veda, del Tao, di Confucio e di Buddha. Parlo dei concetti iniziali, fondamentali del pensare occidentale, che, come un fiume carsico, riemergono, anche dopo molto tempo, segnando le tappe fondamentali della nostra civiltà.

- L’individuo con il principio di individuazione, giustificato e fondato da Parmenide nel frammento in cui ci dice : “ Come ciascuno ha una fusione delle membra molto vaganti, così è presente agli uomini il nòos “, cioè la misura della presenza in ciascuno del nòos, il pensiero intuitivo, dà la diversa misura della fusione del singolo uomo in un individuo distinto.

- La scienza ipotetico deduttiva con le sue regole di corrispondenza ed un rigoroso metodo sperimentale.

- La filosofia, dove la sola guida è la ragione, non il mito, non le sensazioni, non l’irrazionale, non Orfeo.

Queste parole neppure esistono altrove.

Gorgia, Protagora, Zenone, Parmenide e Socrate, sanno che il pensiero è infondato e non cercano di superare se stessi per congiungersi al tutto cosmico. No, loro lasciano ad altri questi temi e si occupano del discorso, della ragione critica, della scienza, della logica, del linguaggio.

E questo pensiero è libero e potente, irriverente e ironico, formale, rigoroso e complesso.

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This project proposes that the reflections on the foundations of our thinking have a place, even occasionally, to compare.

For a IOPS society like would be important to propose studies and reflections on the nature and character of Western thought.

  

Only if we take a step back and leave again from the beginning, now we can look for ways to a better civilization.

Western thought is not the thought of all Westerners, even of most Westerners, but simply he is that formal thought that was born here, between the v and the third century BC, and has not, however, no presence in thought of Eastern, meaning the lines of the Vedas, the Tao, Confucius and Buddha. I speak about the initial concepts, fundamentals of Western thinking, which, like an underground river, re-emerge, even after a long time, marking the milestones of our civilization.

- The individual with the principle of individuation, justified and founded by Parmenides in the part where he says: "As each one has a fusion of the limbs much wandering, so is this man the nòos", ie the measurement of presence in each of the Nòos, intuitive thinking, given the varying degrees of the fusion of the individual man in a distinct individual.

- The hypothetical deductive science with its matching rules and a rigorous experimental method.

- Philosophy, where the only guide is the reason, not the myth, not the feelings, not the irrational, not Orpheus.

These words do not even exist elsewhere.

Gorgias, Protagoras, Zeno, Parmenides and Socrates, knows that the thought is unfounded and not try to outdo themselves to join the cosmic whole. No, they let others take care of these issues and discourse of critical reason, science, logic, language.

And this thought is free and powerful, irreverent and ironic, formal, rigorous and complex.

 

 

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